Conoscere le proprie radici è il primo passo per costruire una narrazione autentica del territorio. Il radicamento non è nostalgia: è una bussola che permette di orientarsi nel presente e di immaginare il futuro con consapevolezza. Sapere da dove si viene aiuta a decidere come raccontare il proprio paese, superando le etichette di tradizionalismo o antimodernità che spesso arrivano dall’esterno e non corrispondono alla complessità reale di questi luoghi.
L’edizione di quest’anno raddoppia. Il 19 settembre si terrà il workshop “Radichiamoci: costruiamo idee per raccontare il nostro territorio“, rivolto agli studenti delle classi quinte degli istituti superiori dell’Alto Matese. Lo condurranno la Dr Luisa Fatigati, architetta e urbanista, ricercatrice presso il CNR-IRISS, e la Professoressa Adelina Picone, docente di composizione architettonica e urbana alla Federico II, entrambe esperte di rigenerazione territoriale place-based, insieme al direttore della Biblioteca Diocesana San Tommaso d’Aquino, dott. Luigi Arrigo. Il lavoro si articolerà su tre aree tematiche: educazione e formazione, tempo libero, lavoro. Dopo il talk introduttivo, i ragazzi si divideranno in gruppi e, attraverso un’attività pratica con i mattoncini più amati del mondo, “costruiranno” il proprio paese ideale: sceglieranno cosa non può mancare, immagineranno le connessioni tra i diversi quartieri tematici, esploreranno le geografie del territorio e ragioneranno su come raccontare la vita quotidiana e il futuro di questi luoghi. Perché un giovane con radici profonde non ha paura di muoversi: sa da dove viene, e questo diventa una ricchezza da portare e condividere nelle comunità in cui arriverà. Le foreste più robuste, del resto, non nascono da alberi isolati che pensano solo a crescere: nascono dalla rete invisibile che li connette, da quello scambio sotterraneo che fa prosperare tutti o nessuno. Sarà un momento di riflessione collettiva per prepararsi alle sfide di domani, guidati da chi ha già fatto dell’innovazione il proprio punto di forza.
Il 7 novembre sarà invece all’insegna della condivisione e dell’ispirazione, con il format collaudato delle edizioni precedenti: “L’Aperitivamente“, il nostro aperitivo a mente aperta. Giovani lavoratori, figure politicamente e socialmente impegnate del territorio e storie forti di autodeterminazione si alterneranno in un racconto appassionato, accompagnato da brani musicali scelti in sintonia con il tema di questa edizione. La serata ospiterà anche la chiusura del ricco tour di presentazione del libro Appaesati e il lancio della seconda stagione del podcast Spaesati: Storie di ordinaria ruralità, con i rappresentanti dei partner di progetto: Università di Salerno e Università del Molise, ed infine dai racconti di giovani partenti, raccolti dalla rivista Clarus. Un momento informale ma denso di spunti, per chiudere la giornata con energia e con nuove prospettive per ripensare in modo costruttivo e partecipato il territorio dell’Alto Matese.
